Mondo Danza: Circa il centro-scuola alla Mostra a Napoli

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Tutti d’accordo con Gennaro Cimmino che festeggia i suoi primi vent’anni di Korper e di danza a Napoli ma già guarda al futuro e lanciando un’idea formativa e professionale che va ben al di là della sua compagnia e delle altre e che mira alla realizzazione di un vero e proprio centro regionale della danza. Una casa comune che potrebbe intercettare le istanze tersicoree provenienti dalle cinque province campane, tutte insieme accolte magari al Teatro Mediterraneo di Napoli.

Un sogno o un progetto? Messa così, il coreografo napoletano diverrebbe ben presto il deus ex machina della danza, capace di accentrare gli oneri e gli onori di un comparto spesso bistrattato dal mondo della cultura a cui appartiene e della stessa opinione pubblica. Eppure i numeri non mancano! Lo stesso Cimmino, del resto, ha sottolineato come sia in atto da almeno quindici anni un capillare e indisciplinato aumento delle scuole di danze private in regione che ne ha inevitabilmente minato credibilità e prestigio, soprattutto se si pensa ai nomi salienti della danza e del balletto presenti sul territorio.

Si pensi innanzitutto al Teatro San Carlo, che, con la sua compagnia e l’annessa Scuola di Ballo, rappresenta il punto di riferimento incontrastato della scena campana e meridionale. A questo proposito, il direttore della compagnia sancarliana Giuseppe Picone non ha fatto mancare il proprio personale pensiero sulla realizzazione di un centro regionale. «Chi potrebbe non approvare un simile progetto? Io stesso da ragazzo ho dovuto emigrare all’estero per poter esprimermi e realizzare i miei sogni di ballerino. In Italia, e men che mai in Campania, mancano le occasioni di lavoro per tutto il comparto danza e dunque accolgo con fervore un’idea così propositiva. Soprattutto perché in questo modo sarebbero maggiormente tutelati i nostri professionisti e, non di meno conto, ne trarrebbe vantaggio anche l’importantissimo indotto del trucco, parrucco, costumi e accessori vari che concorrono alla realizzazione dello spettacolo dal vivo. Una scuola di danza e una compagnia stabile di balletto sarebbero una valvola di sfogo per l’intera comunità danzante e certamente non intaccherebbe il ruolo del Teatro San Carlo, né della compagine che dirigo da ormai cinque anni, né della scuola più antica d’Europa!». Preservato il prestigio del Massimo partenopeo, Gennaro Cimmino prevede dunque il superamento dell’accentratrice Accademia Nazionale di Danza di Roma con la realizzazione di una nuova istituzione con ampi margini decisionali negli ambiti didattici, artistici e professionali, ovvero il tallone d’Achille di tutta l’organizzazione che fa di Roma la caput mundi della danza.

In questo solco si inserisce Gabriella Stazio, direttrice artistica della storica compagnia Movimento Danza che, senza troppi giri di parole, rimbalza le responsabilità della fattibilità del progetto di Cimmino al legislatore della nostra regione: l’idea del mio collega ed amico Gennaro Cimmino è ambiziosa e davvero bellissima. Del resto se ne parla da svariati anni, soprattutto se pensiamo a una compagnia regionale stabile di balletto. L’idea è buona ma richiede molto tempo. In primis per le conseguenze nefaste del Covid-19 che ci costringeranno ad un ponte almeno biennale prima di un vero e proprio ritorno alla normalità. Ma poi chi ci dice quale sarà la normalità da qui a poco? Nessuno può dirlo. Il secondo motivo che mi fa pensare a delle lungaggini è meramente legislativo, perché in Campania la Legge 6 nega l’esistenza di un centro di produzione e di una compagnia regionale per cui si dovrà innanzitutto rivedere l’approccio politico della questione danza. L’idea di Cimmino è così bella che in Italia il Mibact già ci ha parzialmente pensato un lustro fa con l’istituzione dei quattro Centri di Produzione triennali presso DanceHaus di Susanna Beltrami a Milano, Aterballetto a Reggio Emilia, Virgilio Sieni a Firenze e Scenario Pubblico di Roberto Zappalà a Catania. Centri di produzione che erogano complessivamente circa tre milioni di euro all’anno e che naturalmente l’intera Legge 6 della Regione Campania non potrebbe permettersi di accordare al nascituro centro regionale della danza.

Nonostante gli impedimenti burocratici, parole cariche di entusiasmo arrivano anche dalla voce di Mara Fusco, decana delle scuole di danza della città e direttrice del Balletto di Napoli a vessillo della tradizione coreutica del capoluogo campano riconosciuto in ogni dove. «Gennaro – dice – ha una bella idea che merita il sostegno di tutti noi. Soprattutto alla luce di questa crisi così grave credo si debba lavorare tutti uniti per uscirne e tornare più forti di prima. E poi quale posto migliore del Teatro Mediterraneo a Napoli? Immagino gli spazi idonei ad una simile impresa e, soprattutto, all’idea stessa che è all’origine del teatro della Mostra d’Oltremare e al suo Palazzo delle Esposizioni sorti per accogliere le forze di tutta l’area mediterranea. Ecco, questo sarebbe il valore aggiunto che proporrei a Cimmino, ovvero quello di guardare ben oltre gli orizzonti della nostra regione ma anche all’intero Mezzogiorno d’Italia e all’intero bacino del Mediterraneo. Con un direttore di tutto rispetto e un corpo docenti e uno stuolo di professionisti abilitati pronti ad avvicendarsi».

Se è un sogno o un progetto è presto dirlo, tuttavia è stata forse posata la prima pietra della rinascita campana della danza? Ai posteri l’ardua sentenza.

Di Massimiliano Craus

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